I ragazzi del 1899 sono una categoria storica nelle nostre vicende italiane, perché appartengono a quella leva giovanile che, pur avendo solo 18 anni nel 1917, furono arruolati e mandati al fronte per gli ultimi mesi di guerra. Sono i nostri nonni e, per i meno anziani, i nostri bisnonni. Sono quelli che si sono lamentati di meno e hanno fatto di più in questo secolo. Hanno fatto la guerra del Carso, sia pure in finale, hanno visto la guerra di Libia, quando avevano 12 anni, si sono illusi o sono rimasti delusi all’arrivo della dittatura fascista, qualcuno ha fatto la guerra d’Etiopia e molti altri sono stati richiamati nel 1940 come truppa ausiliare nei servizi di contraerea, negli aeroporti, ai confini. Poi sono andati in pensione a metà degli anni ‘60, quando eravamo in pieno boom economico, ma allora la pensione non era da boom, hanno visto impotenti e confusi la contestazione mentre andavano al bocciodromo a giocare la partita, hanno assistito alle imprese balorde delle BR e qualcuno è arrivato fino a Tangentopoli ancora choccato, come nel 1917, perché chi lavora, suda, risparmia, ricostruisce a fatica, non capisce la girandola scoppiettante di parole e di denaro che ha accompagnato e accompagna tuttora questa età consumistica e un pochino cinica.
I ragazzi del ‘99 sono sempre vissuti troppo presto. Troppo giovani nella prima guerra mondiale, troppo poco maturi durante la Marcia su Roma, troppo anziani per essere considerati i protagonisti della ripresa economica, di cui sono stati i primi artefici, troppo presto fuori gioco quando - e siamo oggi - i nipoti e i pronipoti hanno imparato a fare il passo meno lungo della gamba. Troppo presto nella vita e troppo presto nella morte, così da pagare tutto il prezzo che potevano pagare senza vedere gli effetti solidificati dei loro sforzi. L’Europa? L’hanno appena intravista. La pensione baby? ma quando è stata introdotta, avevano già 60 anni, come ne avevano già 60 alla fine del Concilio Vaticano II. I grandi supermercati? Quando hanno visto i primi supermercati sorgere nelle periferie delle grandi città o sulle provinciali di penetrazione, loro non avevano più molto da comprare.
Perché desidero parlare di questi ragazzi del ‘99? Per tanti motivi: per riconoscenza, per simpatia, per trovare giuste nicchie ai non eroi del XX secolo, per uscire dal coro di chi oggi colora solo di nero un secolo di grandi catastrofi e però di grandi risurrezioni; soprattutto per sperare che nelle analisi di fine secolo non si abbandoni il criterio generazionale, in cui stanno proprio tutti, ceto medio e ceto minore, borghesi alti e borghesi piccoli, operai, contadini, artigiani e commercianti.
Le generazioni e non le classi. Qualche giorno fa De Rita ha dichiarato che il ceto medio italiano è più avanti della sua classe politica e Amato continua a selezionare la classe dirigente con il criterio della modernità (quale?). Capisco: una società non sta in piedi senza una classe media e una classe dirigente è sempre una selezione. Ma sono le generazioni in toto che fanno la classe media e le selezioni avvengono all’interno di un ciclo temporale, nel quale stanno porzioni notevoli di soggetti distinti, ma anche accomunati. Non rifuggo dall’analisi per classi, ma l’humus della classe è la generazione in cui stanno tutti, e la professionalità di Cuccia e quella del suo discepolo Romiti non stanno in piedi senza la professionalità minuta di una vasta rete di cittadini e di operatori che formano la generazione. Più moderna di tutti la media borghesia italiana?
Non sono del tutto convinto, non perché non lo sia ma perché forse è l’unica che può dirlo e farlo vedere. E poi ancora: la media borghesia è oggi dinastica nel senso di una continuità tradizionale o c’è anche una media borghesia che si fa ogni giorno nella professione e nel mestiere?
Non vorrei che l’attenzione di De Rita fosse identica a quella che ha contraddistinto molta della nostra sociologia passata, per cui la capitale è tutto e la provincia è niente, e quindi non esiste serbatoio di classe dirigente là dove i confini sono limitati.
Per questo mi preme tirar fuori il mito dei ragazzi del ‘99, borghesi e non borghesi, ma classe d’età o generazione che è stata moderna per forza.. In guerra a 18 anni, chiamata a resistere nella crisi del ‘29, quando era in età di sposarsi, ancora in guerra quando avrebbe avuto il diritto di esplicare la propria maturità in opere di pace, protagonista della ricostruzione che sta alla fonte del nostro boom degli anni ‘60, di cui non ha goduto grandi frutti, anticipatrice negli anni del tramonto di una saggezza che i figli e nipoti imparano solo ora. Più moderni di così. Hanno subito tutto, ma sono stati anche i primi a ricostruire. I primi a rinsavire.
Vittorio Morero.
A mezza montagna, nel verde della Val Pellice
Inserito nel contesto abitativo dell’antico Borgo Medioevale di Luserna Alta, il Centro Geriatrico Pro Senectute offre il privilegio di essere in località di mezza montagna, immersa in un parco, nel verde della Val Pellice, in una favolosa posizione panoramica, circondata dalle Alpi Cozie. Presidio socio-assistenziale autorizzato dalla Regione Piemonte, la Pro Senectute è una struttura convenzionata con le Usl che comprende tre tipologie di intervento: Residenza Assistenziale (R.A.), Residenza Assistenziale Flessibile (R.A.F.) e Residenza Sanitaria Assistenziale (R.S.A.), e che offre i propri servizi agli anziani non autosufficienti e deambulanti, che possono continuare a rimanere presso la casa anche quando perdono la propria autosufficienza.
La Pro Senectute, proprio perché ospita anziani non autosufficienti, è priva di barriere architettoniche sia al suo interno che all’esterno ed è in grado di offrire qualunque servizio di assistenza e cura alle persone. Le camere singole sono 28, 41 le doppie; tutte hanno il bagno, il televisore, il telefono e il terrazzo. L’assistenza è completa: sono disponibili un direttore sanitario, i medici di base, lo psichiatra, personale infermieristico con presenza anche notturna; inoltre, viene garantita l’assistenza fisiokinesiterapica, c’è la palestra, ci sono gli ambulatori medici aperti anche agli utenti del territorio, la sala coiffeur, il servizio pedicure, la biblioteca con servizio prestito libri e la cappella con la Santa messa officiata la domenica e le altre festività e la sala per Culti Evangelici.
Il punto di forza della Pro Senectute è rappresentato dall’assistenza alla persona, garantita continuativamente nelle 24 ore da personale qualificato. Progetti individualizzati assicurano sin dal momento dell’ingresso una specifica risposta ai problemi del nuovo ospite, che può ricevere la visita dei propri familiari in qualunque momento del giorno, dalle 8.00 alle 19.00.
Oltre agli ampi soggiorni e alla sala di ritrovo, alla Pro Senectute c’è il giardino d’inverno con sale per proiezione cinematografiche e programmi televisivi sul grande schermo. Tutti i giorni poi viene proposto agli ospiti il programma di animazione con personale della Casa dotato di una specifica preparazione per organizzare progetti di socializzazione e di sostegno psicologico all’anziano.
Infine la cucina: piatti accurati, diete controllate, oltre ad ottimo menù. Al ristorante panoramico e con sottofondo musicale possono accedere, assieme all’ospite, anche i suoi familiari.
R.S.A. per sessantasei anziani
Da novembre la Pro Senectute offre un servizio in più agli anziani, ai suoi familiari e, sicuramente, anche al territorio; la Regione Piemonte ha infatti autorizzato la Casa al funzionamento di 66 posti letto R.S.A. (che nel linguaggio burocratico degli Enti Locali sta per Residenza Sanitaria Assistenziale) per anziani non autosufficienti.
La determinazione della Regione, che non comporta alcun impegno di spesa, ha avuto un iter piuttosto lungo: nel 1985 la Comunità Montana Val Pellice, con le funzioni di Comitato di Gestione dell’ex USSL 43, aveva autorizzato al funzionamento, quale presidio socio assistenziale per anziani, la Pro Senectute. Una legge regionale del ‘90 aveva poi disposto che le autorizzazioni al funzionamento delle Residenze Sanitarie Assistenziali fossero rilasciate dalla Giunta Regionale, previo parere istruttorio dell’Azienda Sanitaria Locale competente per territorio. La stessa legge prevede che i presidi socio assistenziali rientranti nella tipologia delle Residenze Sanitarie Assistenziali già autorizzate presentino domanda per la concessione dell’autorizzazione.
Il 12 giugno del ‘97 il direttore generale dell’Asl 10 ha espresso parere favorevole all’autorizzazione al funzionamento per 66 posti letto R.S.A. presso la Pro Senectute, ritenuta idonea sotto il profilo strutturale. A questo punto la Giunta Regionale, alla quale era stata inviata tutta la documentazione con la richiesta, in novembre ha deliberato l’autorizzazione al funzionamento di 66 posti letto di R.S.A. ed ha approvato il regolamento per l’organizzazione ed il funzionamento delle R.S.A.
Strutturato in 28 articoli e preceduto da una premessa generale, il regolamento interno della Pro Senectute disciplina le modalità di ammissione alla vita comunitaria, i servizi e il rapporto con le comunità locali.
La premessa contiene alcune note storiche, e gli obiettivi dell’Associazione. "Eretta in Ente Morale nel 1971, l’Associazione Pro Senectute, senza scopo di lucro, ha fra le altre sue finalità quella di promuovere iniziative a favore delle persone anziane. Al fine di conseguire gli scopi statutari nei modi ritenuti più idonei, la Pro Senectute promuove, fra gli interventi previsti, anche l’attività ricettiva con intenti, per quanto possibile, innovatori e per certi settori in forma sperimentale. Agli ospiti sarà assicurata la massima libertà e la più completa assistenza fisica, morale, sanitaria e spirituale, secondo i migliori mezzi e le nuove impostazioni, per far sì che l’anziano si trovi nelle condizioni ideali per sviluppare le sue tendenze individuali e le attitudini che presentano in lui maggior rilievo, affinché possa sempre esprimere i suoi bisogni sociali nei termini e secondo le esigenze che gli sono proprie. La Pro Senectute tende a garantire, sia negli spazi individuali che collettivi, l'effetto casa come strumento di promozione della dimensione umana delle persone e come lotta all'emarginazione".
L'ammissione alla Pro Senectute non soffre di alcun limite: tutti - precisa l'art. 1 del regolamento - possono essere ospiti. Unico requisito richiesto, il pieno consenso dell'anziano, oltre al parere della Direzione Sanitaria.
All'ospite viene chiesto di conformarsi ad alcune regole comuni, come quella che impone di tenere un comportamento dignitoso verso se stesso e verso gli altri.
Particolarmente dettagliato il capitolo dedicato al servizio a disposizione; la Pro Senectute garantisce il soddisfacimento dei bisogni primari ed assistenziali degli ospiti in un ambiente gradevole e familiare. Oltre i servizi alla persona (igiene personale, vestizione, nutrizione, ecc…), la Casa fornisce interventi di protezione della persona e di cura, quali il controllo, la sorveglianza, le terapie orali ed iniettive, le medicazioni, le terapie riabilitative e prestazioni sanitarie finalizzate a prevenire situazioni invalidanti e a portare la persona le massimo recupero.
L'art. 19 del regolamento precisa poi che gli ospiti sono liberi di entrare e di uscire dalla Pro Senectute e possono ricevere visite ogni giorno. Per gli ospiti che non escono, la Pro Senectute organizza attività di animazione e garantisce - prevede il regolamento - la partecipazione degli ospiti alla vita sociale promuovendo ed agevolando incontri con organismi culturali, sociali, ricreativi e religiosi. E non solo.
La Pro Senectute dispone di un Centro d'Incontro aperto al territorio tutti i pomeriggi dell'anno, feriali e festivi, dove vengono svolte attività di socializzazione e tempo libero, di svago e culturali, che permettono il coinvolgimento degli ospiti nelle varie attività autogestite dal Centro e favoriscono la vita di relazione tra gli ospiti e gli utenti esterni.
Infine una curiosità, contenuta nell'art. 25 del regolamento: "Per riconoscere gli operatori incaricati nei vari servizi si farà riferimento ai diversi colori delle divise".
Così il personale del servizio sanitario ha la divisa di colore bianco; quello addetto all0assistenza, bianco con bordi colorati; gli operatori addetti ai servizi generali, celeste, mentre quelle addetti ai servizi speciali indossano il rosa; verde è il colore delle divise delle operatrici incaricate dell'animazione, viola quello delle addette alla pulizia degli spazi comuni.
Il Centro Anziani 25 anni dopo
Si sono conclusi con un consuntivo estremamente positivo i festeggiamenti organizzati a Luserna Alta per celebrare i 25 anni del Centro Anziani "Anta Club" del Pro Senectute. Per l'occasione centinaia di persone, e non solo lusernesi, sono salite in Val Pellice per ammirare i due splendidi murales realizzati per ricordare l'anniversario dall'artista Angelica Pons. Le due pitture fanno bella mostra di sé in Via Ballesio a Luserna, vicino alla Piazza Parrocchiale: rappresentano momenti significativi nella vita del borgo medioevale di Luserna.
Particolare successo di pubblico ha riscontrato anche la mostra "Angoli della vecchia Luserna", pregiati ed apprezzati disegni del pittore lusernese Luigi Garino.
Per la parte ricreativa, una grande caccia al tesoro ha impegnato oltre 30 esperti nella difficile ricerca del tesoro. Molto apprezzata dagli spettatori l'esibizione del gruppo canoro "Cantoma 'Nsema" del Centro "Anta Club".
Nell'ambito dei festeggiamenti, a fine agosto il Centro Anziani ha incontrato gli altri Centri della zona, ai quali è stato presentato il numero speciale de "L'Altra Età", pubblicato in occasione della manifestazione. All'incontro è seguito un dibattito sulle tematiche relative agli anziani e allo stato sociale, al quale hanno partecipato l'on. Giorgio Merlo, l'Avv. Giorgio Cotta Morandini, quale presidente della Comunità Montana Val Pellice, il sindaco di Luserna Ghibò, la presidente dell'associazione "La Bottega del Possibile" Marilena Galetti; l'assessore all'assistenza di Luserna L. Bruera, moderatore dell'incontro, il direttore della Pro Senectute Adriano Legger.
Infine, il pranzo con oltre 120 partecipanti e il pomeriggio allietato da musiche e balli.
Un bilancio quindi più che positivo della "tre giorni", che ha dimostrato la vitalità del Centro "Anta Club" e l'importanza della struttura che lo supporta, oltre a costituire una significativa verifica dell'avvenuta integrazione tra la comunità lusernese, i suoi anziani e l'istituzione.